p 259 .


Capitolo Dodici. La filosofia degli altri.

Filosofia o filosofie?
     
"L'autentica  filosofia comincia in Occidente.  Solo  in  Occidente
nasce la libert dell'autocoscienza, la coscienza naturale tramonta
e  quindi  lo  spirito  si approfondisce in se  stesso.  Nel  fasto
dell'Oriente  l'individuo  scompare,  solo  in  Occidente  la  luce
diviene  lampo del pensiero che penetra in se stesso e ivi crea  il
suo mondo"(1).
     Questa  affermazione di Georg Wilhelm Friedrich Hegel  esprime
in   maniera   inequivocabile  la  valutazione  che  la   filosofia
occidentale dava di s all'inizio del diciannovesimo secolo.
     Negli  stessi anni in cui Hegel formula questo giudizio  sulla
filosofia  e  sull'Oriente,  un  altro  filosofo  tedesco,   Arthur
Schopenhauer,  mostra  grande interesse per il  pensiero  orientale
che,  anche  grazie  a lui, comincia a circolare  in  Occidente,(2)
bench in un ambito ristretto.
     E,  comunque, un dato di fatto che la filosofia occidentale ha
continuato per secoli a riferirsi alla sua propria storia come alla
storia   della  filosofia  e  non  di  una  filosofia.   Questo   
indubbiamente  un  atteggiamento  eurocentrico,  ma     anche   la
conseguenza della definizione che, a partire dai Greci, si    data
della filosofia.
     Innanzitutto,  nella  cultura occidentale,  la  filosofia  non
coincide  con  il pensiero, anche se i due termini - e  lo  abbiamo
fatto  anche noi - si usano spesso come sinonimi (il "pensiero"  di
Platone  per  la  "filosofia" di Platone). Il pensiero  indica  una
facolt  e  un'attivit dell'uomo pi ampia di quella svolta  dalla
filosofia: la ragione "pensa" anche pensieri non filosofici.(3)
     Non  certo questa la sede per approfondire la discussione; ci
limiteremo  quindi  a porre qualche problema e  a  fornire  qualche
informazione.
     Se  sia possibile o meno parlare di filosofia orientale    un
problema che nasce prima di tutto da una questione linguistica:  in
nessuna  delle  lingue  orientali esiste  infatti  una  parola  che
corrisponda alla nostra "filosofia".(4) E' chiaro
     
     p 260 .
     
     che non  solo una questione di traduzione n, tanto meno,  un
"difetto"  di  quelle  lingue che sono prive di  un  vocabolo  cos
importante:  si  tratta piuttosto di una delle numerose  differenze
tra  la cultura occidentale e quella orientale. Quando si parla  di
pensiero orientale si impone quindi preliminarmente una riflessione
sul concetto stesso di filosofia.
     Abbiamo  iniziato  questa  nostra guida  al  territorio  della
filosofia  dicendo che essa, in Occidente, nasce dal  desiderio  di
svelare la Verit e di "possederla" come epistme.(5)
     La  filosofia non  semplicemente sapienza (sopha): nel mondo
greco  esisteva una sapienza prefilosofica, tramandata oralmente  e
poi  fissata nei grandi poemi di Omero e di Esiodo; esistevano  una
sapienza  "religiosa" nella quale la divinit parlava agli  uomini,
attraverso  gli oracoli, e una natura piena di "segni"  e  messaggi
divini; gli uomini "parlavano" alla divinit con il sacrificio.
     "Possedere" la Verit vuol dire per la filosofia greca  andare
al  di  l della molteplicit dei "segni" in cui essa si manifesta,
significa  cogliere  con  la  ragione l'Essere  (t  enai),  oltre
l'esistenza delle cose. Essere ed esistere non coincidono. E questa
  la  concezione dominante nella filosofia occidentale, totalmente
condivisa da Hegel.
     La  filosofia   quindi cosa diversa dalla narrazione  in  cui
l'unico  concetto  di  essere    quello  legato  all'esistenza   e
all'azione  di una molteplicit di soggetti, di cose che  sono  (t
nta).
     La  filosofia  anche cosa diversa dalla credenza e dalla fede
in un Essere trascendente, non raggiungibile attraverso la ragione.
Quando  si  occupa  di Dio la filosofia lo fa in  un'ottica  laica.
Tommaso  d'Aquino, santo e dottore della Chiesa,  grande  filosofo
in  quanto  rende laico il discorso su Dio. Bacone,  Duns  Scoto  e
Guglielmo  di  Ockham sono grandi filosofi perch, come  far  Kant
alla  fine  del diciottesimo secolo, tengono separato  il  discorso
religioso da quello teoretico e scientifico, cio filosofico.
     La  sapienza  (sopha)  coltivata dal filosofo    quindi  ben
delimitata e non coincide con la sapienza "in generale".
     La  sapienza orientale non prevede separazione tra  Essere  ed
esistere,  riflessione  teorica e vita:  dall'India  alla  Cina  la
sapienza  saggezza pratica.
     Le  domande alle quali vuole rispondere la sapienza  orientale
le abbiamo gi incontrate, seppure relativamente tardi, anche nella
filosofia  greca:  che  cosa  il dolore? da  dove  proviene?  come
eliminarlo?  Ma  le  risposte dei Greci,  degli  epicurei  e  degli
stoici,  sono  profondamente diverse dalle risposte della  sapienza
orientale:  sia  in  Occidente sia in Oriente  la  liberazione  dal
dolore  passa attraverso l'eliminazione del desiderio;  ma,  mentre
nella  nostra cultura possiamo liberarci dal dolore e  dalla  paura
attraverso il raggiungimento di una certezza teoretica (l'epistme)
rispetto  a  una  realt sostanzialmente esterna all'uomo,  la  via
verso  la  felicit, nella cultura orientale, inizia e si  conclude
nel  soggetto che soffre e vuole liberarsi dal dolore. La  sapienza
vera    quella che in pratica raggiunge questo scopo e quindi  pu
essere riconosciuta come tale solo dal soggetto.
     Naturalmente la sapienza orientale non esclude, anzi  implica,
il  momento della riflessione logica e teoretica, ma i risultati di
questa riflessione possono avere verifica pratica solo nel soggetto
e non riscontro oggettivo in una realt esterna.
     
     p 261 .
     
     Dopo  Hegel,  in  Occidente  la  filosofia  ha  cominciato   a
rinunciare    alla    ricerca    dell'Assoluto,    della     Verit
incontrovertibile,  e  ha dedicato la sua attenzione  all'esistenza
della  molteplicit  delle  cose, degli individui,  dei  linguaggi,
senza  pi  contrapporli all'Essere: la vita e il suo  fluire  sono
ricomparsi  all'interno della riflessione filosofica,  dopo  avervi
fatto fugaci apparizioni nel passato.
     Dunque oggi, come chiamiamo filosofia la riflessione sull'uomo
che si svolge in Occidente, possiamo chiamare filosofia la sapienza
orientale  che  ha  sempre avuto l'uomo al suo centro,  consapevoli
comunque  che le "storie" della filosofia occidentale e  di  quella
orientale   sono  completamente  diverse  e  quindi   difficilmente
comparabili.(6)
     Certamente esiste un terreno comune a tutte le culture  umane:
i  bambini  sono sempre e dovunque bambini, gli amanti amanti  e  i
vecchi vecchi; nei grattacieli o nelle capanne, nelle strade  delle
citt o nei campi, in pantaloni o in sottana, in alta uniforme o in
perizoma,   un  uomo    sempre  un  uomo.(7)  Ma  la   sostanziale
uguaglianza   di  tutti  gli  uomini  non  sembra   sufficiente   a
giustificare  l'affermazione che "la vita e  il  pensiero  appaiono
fondamentalmente  identici  in  tutti  i  climi  e  in   tutte   le
epoche"(8).  Abbiamo, ad esempio, visto come  il  modo  di  pensare
mitico sia diverso dal pensiero razionale, e quanto influisca l'uso
della  scrittura nella determinazione di strutture logiche che  non
si trovano nelle civilt con una cultura orale.
     Inoltre, quando nel pensiero di un uomo, nella cultura  di  un
popolo o in una civilt, sapienza e religione si intrecciano in  un
legame  inscindibile,  cio  quando filosofia  e  verit  religiosa
coincidono,  difficilmente si pu parlare di filosofia,  perch  le
manca un presupposto essenziale: l'autonomia.
     Detto   questo  risulta  evidente  che  avere  trascurato   le
filosofie  orientali  un difetto, una mancanza,  della  tradizione
culturale  occidentale, da cui neppure noi siamo esenti.  Le  poche
informazioni che seguono non intendono certo colmare questo  vuoto,
ma  piuttosto sottolinearlo e, se possibile, suscitare  un  po'  di
curiosit  per  un  pensiero cos diverso  da  quello  occidentale.
Maggiore  spazio,  seguendo  anche in  questo  caso  la  tradizione
"eurocentrica",  sar dato ai momenti in cui pensiero  orientale  e
occidentale si incontrano direttamente.

